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Sensofart: quando l’arte incontra i sensi - 28/29 gennaio 2011

Al Palazzo dei Congressi di Roma, l’installazione artistica di Officina Materica che interagisce col percorso enologico creato da Luca Maroni.

di Elisabetta Castiglioni (L'Ideale - 30 gennaio 2011)    L'ideale

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Il vino e l’arte: binomio di eccellenza se rapportato in un contesto espositivo di grande capienza e indirizzato al coinvolgimento dei sensi. E’ quanto è avvenuto dal 28 al 30 gennaio scorso al Palazzo dei Congressi dell’Eur, nell’ambito della nota manifestazione enologica Sensofwine creata ed organizzata dalla LM di Luca Maroni. Insieme alle trecento cantine vinicole presenti da tutta Italia, molte delle quali rappresentanti dell’etichette premiate nel 2010, spazio è stato dato all’immagine figurativa, presente con una mostra fotografica del noto direttore Vittorio Storaro, Vinalia – Parte Prima, riservata alla regione Lazio, e con un’istallazione del tutto originale creata appositamente da Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando, di Officina Materica, artisti che da anni lavorano a stretto contatto con gli architetti – nel caso specifico col gruppo Giammetta & Giammetta, nell’invenzione di spazi polimaterici che ben si coniugano con l’ambiente individuato.
Metalchemica, questo il titolo della volumetrica e suggestiva istallazione posizionata all’entrata della fiera espositiva, è costituita da una superficie tridimensionale che, agli occhi del fruitore, moltiplica i suoi punti di vista sulla percezione sia della materia stessa che dei suoi contenuti. Composta da materia grezza di legno alla base, la struttura si articola in un processo di allungamento rettilineo che si frattura e trasforma nell’incontro con la resina trattata e la sabbia incollata e verniciata a nero. Un modo dei due artisti per raccontare le proprie emozioni nell’evoluzione di un percorso che fa scoprire mondi sconosciuti, a partire dalla fessura del legno (interpretabile come vagina partoriente flussi vitali) da cui scaturisce un ruscello vulcanico che si dirada in più affluenti, fino a giungere alla base di una montagna, rappresentata da una parete verticale simil-metallo, dove il sole non tramonta mai, una palla rosso fuoco in ascesi , ripetuta tre volte e circondata dai raggi-riflessi dell’esplosione avvenuta poco prima.
Alta più di 5 metri e lunga quasi 10 metri, l’opera è il tentativo di costruire un percorso multisensoriale che, attraverso al moltiplicazione della materia, generi una forma in grado di provocare appunto i sensi: tra questi non solo la vista che, come già accennato, si espone a traiettorie ed interpretazioni differenziate, ma anche l’udito, stimolato dalla sequenza musicale composta da Leonardo Cesari e generata da una campionatura dei suoni, dei rumori della tecnica e delle voci degli artisti con Lara Stacchini; le casse sono incastrate non a caso proprio all’interno del piano tridimensionale di lavoro. Segue l’esperienza tattile, vissuta dai polpastrelli dell’interlocutore con il “tocco fisico” del la struttura nei suoi particolari, dalla sabbia colorata e resina “lucidata” - concepita da un felice incontro creativo con l’azienda Metropolis by Ivas specializzata in cicli tecnici decorativi, pitture e vernici – fino al legno scolpito in parti minimaliste che diventa agli occhi scuro metallo, la cui pesantezza virtuale riesce a sostenere idealmente la montagna del Sole o, in maniera più simbolica e consona al contesto espositivo, del Chicco d’Uva imperante da cui sgorgano per l’eternità i riverberi del buon vino.
Seguendo d’istinto i processi misteriosi ed enigmatici che conducono alla realizzazione manuale di una “pittura materica”, Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando – i cui lavori sono visibili e tangibili nel laboratorio romano “The Basement” – hanno così inventato un nuovo modo di comunicazione col fruitore che analizza, riflette, immagina ed esprime, lasciando sempre e comunque spazio a diverse interpretazioni sensoriali di un’opera d’arte.
Il processo di realizzazione di Metalchemica è stato minuziosamente e cronologicamente documentato nel filmato diretto da Alessio Fattori, in proiezione continua accanto all’opera.

di Elisabetta Castiglioni (L'Ideale - 30 gennaio 2011)    L'ideale



Officina Materica al sense of wine di New York 2010

... Dopo il fortunato incontro romano dello scorso novembre tra Sens of Wine e Officina Materica, Luca Maroni ha coinvolto Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando anche nell'edizione newyorchese.

di Alessandra Grandi (Vision of wine - February 8, 2010)    i-Italy

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... Dopo il fortunato incontro romano dello scorso novembre tra Sens of Wine e Officina Materica, Luca Maroni ha coinvolto Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando anche nell'edizione newyorchese.
Abbiamo fatto due chiacchiere con gli artisti, che per la prima volta scoprono e si fanno scoprire da New York. Il loro entusiasmo coinvolgente e il pubblico che partecipa all'evento attratto e incuriosito dalla loro arte innovativa. Così come accade per il vino, anche queste opere richiedono un'esperienza sensoriale completa, vanno vissute col corpo. Capita di rado di poter toccare un quadro, in questo caso sono gli artisti stessi che chiedono a chi osserva da lontano di usare le mani insieme agli occhi.
Le loro sono opere d'arte materiche, realizzate sul legno, con lutilizzo della sabbia e dei colori. I quadri emergono, si strutturano, si animano, e cambiano con il cambiare della luce, della prospettiva, forse persino con lo stato d'animo di chi le fruisce.
Un'arte sperimentale che non ha un nome e che fino ad ora sembra essere una ricerca esclusiva dei due artisti romani. L'avventura artistica comune di Fabrizio e Piero nasce all'incirca due anni fa davanti ad un quadro su legno realizzato dal padre di Piero negli anni 70. In un momento i due amici hanno capito cosa avrebbero voluto realizzare e non si sono più fermati.
Ci raccontano come nasce un loro quadro. L'inizio ancestrale, tutto comincia con un primo gesto primitivo, maschio e aggressivo: spaccare la lastra di legno. Muniti di scalpello strappano via i primi strati di legno e fanno uscire l'idea che è nascosta lì dentro.
Piero ha un approccio diverso da Fabrizio, più riflessivo. Spesso comincia con un'idea precisa, anche se il più delle volte quell'idea si trasforma in corso d'opera e l'arte diventa ciò che vuole diventare. Gli artisti sono gli esecutori di un'idea che in qualche modo prescinde dalla volontà e dalla consapevolezza.
Segue una fase più dolce, di limatura, dove si utilizza la sabbia ed il colore e penetra nel quadro un sentimento di quiete ed equilibrio. I due stati d'animo, quello aggressivo e quello più docile, s'incontrano e si bilanciano.
La loro Officina Materica il luogo dello sfogo, della creazione e della scoperta dei sensi. Esattamente come la forma muta, rispetto ad un'idea originaria, nel momento in cui accade, allo stesso modo muta nella visione di chi osserva. Sono opere astratte che si lasciano interpretare e che colpiscono l'immaginazione primitiva e sensibile di chi le osserva e vive. Sono opere che conservano dei segreti, i segreti di chi ha inventato e di chi legge tra le venature scheggiate del legno le proprie esperienze emotive.
In occasione di Sens of Wine i quadri accompagnano e arricchiscono il viaggio di chi riconosce una combinazione di colori ed emozioni tra ciò che gusta e ciò che osserva.
Come guardare ed effettivamente vedere ciò che si sta assaporando.
Pablo Neruda aveva nel suo studio di Isla Negra una scrivania costituita essenzialmente da un pezzo di legno trovato sulla spiaggia. Diceva che era un dono dell'Oceano.
Osservo questi quadri, che una volta erano lastre mute di legno intrecciato, e vedo lo sguardo e la sensibilità degli uomini capaci di dare nuovo senso ai doni della natura.

di Alessandra Grandi (Vision of wine - February 8, 2010)    i-Italy



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