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"Il nome rimanda a una bottega artigiana, a un laboratorio di creatività allegra e fisica, a un esperimento da alchimisti.
Ma dietro a quel nome c'è molto di più. C'è la storia di un nonno che saliva su una scala a dipingere e restaurare sotto gli occhi estasiati del nipote."
L'arte materica si incontra con la solidarietà e dona sorrisi. Auguro a Officina Materica un grande successo presente e futuro."
Ma dietro a quel nome c'è molto di più. C'è la storia di un nonno che saliva su una scala a dipingere e restaurare sotto gli occhi estasiati del nipote."
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"Il nome rimanda a una bottega artigiana, a un laboratorio di creatività allegra e fisica, a un esperimento da alchimisti.
Ma dietro a quel nome c'è molto di più. C'è la storia di un nonno che saliva su una scala a dipingere
e restaurare sotto gli occhi estasiati del nipote.
C'è la storia di un padre che, negli anni Settanta, sperimentava una tecnica di lavoro e pittura su legno sotto
lo sguardo attento del figlio: metamorfosi della materia, colori cangianti, stati d'animo che traspaiono
ma non sono mai univocamente interpretabili.
Quel nipote e quel figlio sono Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando, demiurghi di Officina Materica che proprio a
quella tecnica ereditata dagli anni Settanta affidano la loro sfida di pittura-scultura: multistrato di legno,
scalpello, coinvolgimento del fruitore dell'opera d'arte che può immergersi nel quadro "sentendolo" sotto
le sue mani, toccando la sabbia impastata di colore, perdendosi in un granello diventato ferro, spostando
lo sguardo e vedendo ogni volta qualcosa di diverso in una macchia, in una curva, in un tratto, in un punto
che diventa mobile a seconda della luce. Due volti che sono anche paesaggio, un fiume che può essere un
palazzo, l'Africa lontana che si fa metropoli caotica, un occhio che guarda ma è anche sguardo indagatore su
di sé, mattonelle che catturano l'anima di un bicchiere di vino, una stele che riporta al mistero di Stonehenge
ma, allo stesso tempo, all'imperativo di un Io ingombrante.
Non c'è un verso giusto da cui guardare le opere di Officina Materica, il giusto è in ogni singolo spettatore,
in quello che senza filtri razionali lo spettatore prova di fronte a quel legno trasformato in tavolozza, e subito dopo
in campo di battaglia di un gesto istintuale.
Condividere sensazioni con chi si avvicina all'opera, ecco l'obiettivo degli artisti di Officina Materica, arrivati
all'arte da due percorsi che con l'arte, apparentemente, nulla avevano a che fare e che pure venivano vissuti
con gran soddisfazione. Eppure l'arte ha fatto capolino, un po' grazie ai ricordi, un po' per insopprimibile
bisogno, folgorazione, istinto e gioco. Ed è così che Di Nardo e Orlando si sono messi in gioco nella loro
personale "bottega": senza diktat, schemi, obiettivi da raggiungere e a cui piegare l'arte. E' così che sono
nati i quadri che, nell'ultimo anno, sull'onda della curiosità suscitata in critica e pubblico, hanno viaggiato
senza posa tra Roma, New York e Venezia."
Ma dietro a quel nome c'è molto di più. C'è la storia di un nonno che saliva su una scala a dipingere
e restaurare sotto gli occhi estasiati del nipote.
C'è la storia di un padre che, negli anni Settanta, sperimentava una tecnica di lavoro e pittura su legno sotto
lo sguardo attento del figlio: metamorfosi della materia, colori cangianti, stati d'animo che traspaiono
ma non sono mai univocamente interpretabili.
Quel nipote e quel figlio sono Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando, demiurghi di Officina Materica che proprio a
quella tecnica ereditata dagli anni Settanta affidano la loro sfida di pittura-scultura: multistrato di legno,
scalpello, coinvolgimento del fruitore dell'opera d'arte che può immergersi nel quadro "sentendolo" sotto
le sue mani, toccando la sabbia impastata di colore, perdendosi in un granello diventato ferro, spostando
lo sguardo e vedendo ogni volta qualcosa di diverso in una macchia, in una curva, in un tratto, in un punto
che diventa mobile a seconda della luce. Due volti che sono anche paesaggio, un fiume che può essere un
palazzo, l'Africa lontana che si fa metropoli caotica, un occhio che guarda ma è anche sguardo indagatore su
di sé, mattonelle che catturano l'anima di un bicchiere di vino, una stele che riporta al mistero di Stonehenge
ma, allo stesso tempo, all'imperativo di un Io ingombrante.
Non c'è un verso giusto da cui guardare le opere di Officina Materica, il giusto è in ogni singolo spettatore,
in quello che senza filtri razionali lo spettatore prova di fronte a quel legno trasformato in tavolozza, e subito dopo
in campo di battaglia di un gesto istintuale.
Condividere sensazioni con chi si avvicina all'opera, ecco l'obiettivo degli artisti di Officina Materica, arrivati
all'arte da due percorsi che con l'arte, apparentemente, nulla avevano a che fare e che pure venivano vissuti
con gran soddisfazione. Eppure l'arte ha fatto capolino, un po' grazie ai ricordi, un po' per insopprimibile
bisogno, folgorazione, istinto e gioco. Ed è così che Di Nardo e Orlando si sono messi in gioco nella loro
personale "bottega": senza diktat, schemi, obiettivi da raggiungere e a cui piegare l'arte. E' così che sono
nati i quadri che, nell'ultimo anno, sull'onda della curiosità suscitata in critica e pubblico, hanno viaggiato
senza posa tra Roma, New York e Venezia."
Maria Pia Comite
"La dignità dell'artista sta nel suo dovere di tener vivo il senso di meraviglia nel mondo" (Gilbert Keith Chesterton). Ed è proprio di meraviglia che si parla quando si viene a contatto con le opere di Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando: opere materiche, come si suol dire. Ma in realtà cosa si vuol dire? Che sono pezzi nati da una materia allo stato "grezzo", il legno, decisamente naturale, che viene lavorato scheggiato plasmato tagliato segmentato scrostato dipinto annacquato colorato per farne un'opera carica (inevitabilmente, dopo tutti questi passaggi) di meraviglia perché non vogliono necessariamente rappresentare qualcosa di (già) visto, di corrispondente al reale, forse che gli assomiglia, forse, ma in ogni caso fuori dagli schemi".Leggi tutta la recensione
"La dignità dell'artista sta nel suo dovere di tener vivo il senso di meraviglia nel mondo" (Gilbert Keith Chesterton).
Ed è proprio di meraviglia che si parla quando si viene a contatto con le opere di Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando:
opere materiche, come si suol dire. Ma in realtà cosa si vuol dire? Che sono pezzi nati da una materia allo stato
"grezzo", il legno, decisamente naturale, che viene lavorato scheggiato plasmato tagliato segmentato scrostato dipinto
annacquato colorato per farne un'opera carica (inevitabilmente, dopo tutti questi passaggi) di meraviglia
perché non vogliono necessariamente rappresentare qualcosa di (già) visto, di corrispondente al reale, forse che gli
assomiglia, forse, ma in ogni caso fuori dagli schemi".
Quando parli coi due artisti ti dicono proprio questo: che quando si trovano davanti alla tavola di legno l'ispirazione è legata al momento, non c'è premeditazione, c'è (forse, ma non sempre) un sentimento legato al vissuto che passa e si protrae al momento del fare artistico. È un po' come se in potenza sulla tavola fosse già presente tutto, l'artista ha solo il compito di tirarlo fuori (michelangiolesca memoria!).
I due hanno formazioni diverse, background differenti, soprattutto non vicini all'arte nel senso più canonico del termine, ma tutto questo non conta perché la passione per l'arte è un qualcosa che sta dentro, che cova finché non esplode e qualcuno la fa uscir fuori, in forme e modi differenti, ognuno seguendo la propria personalissima inclinazione.
L'amicizia che lega Fabrizio e Piero ad un certo punto porta ad un (ulteriore) punto d'incontro, la "matericità" (si passi il termine) dell'arte e da qui l'idea di creare "Officina Materica" che dà realmente l'idea di quello che i due fanno: il luogo dove creano sembra appunto una vera e propria officina, un laboratorio, in realtà (come capita a tanti artisti metropolitani contemporanei) un garage ritrasformato, con gli attrezzi del mestiere tutti a portata di mano e un gran caos in giro che dà il senso dell'impeto e impulso creativi!
Il gesto primitivo avviene sulla tavola nuda di legno (la materia prima) con uno scalpello ed è gesto puro, per cui anche questo lasciato all'improvvisazione, nonché al puro caso, pur (forse?) con una vaga idea iniziale di dove si voglia andare a parare (leggi: di cosa si voglia andare a rappresentare).
Molto di questo legno scheggiato è lasciato vivere col suo colore puro, originario, naturale; molto altro è invece dipinto colorato con pennellate di colori acrilici che hanno in sé la dote di fornire un effetto di intensa luminosità e poi, in base a quante pennellate e quanta quantità di colore viene steso, creano dei veri e propri strati di materia sul legno: materia viva su materia viva a tutto questo spesso si aggiunge, nei lavori di entrambi, l'utilizzo di un altro elemento naturale per eccellenza, la sabbia, che viene distesa distribuita spalmata con abbondanza o parsimonia, semplicemente a gusto dell'artista!
Il risultato di tutto questo lavorio è un'opera che devi guardare e contemplare muovendoti intorno ad essa, lasciandoti avvolgere, guardando gli strani effetti che le luci creano con le diverse materie, coi diversi accostamenti di colore&materia assieme, osservando le ombre che la corposità della pennellata o il grumo di sabbia o il semplice gesto istintuale della mano dell'artista hanno creato.
Ed è proprio questo gesto istintuale e casuale e primario colpisce e si trova (secondo chi scrive: felicemente) in contrasto col mondo tecnologico e meccanico attuale che poco lascia all'atto manuale e creativo dell'individuo!
Quando parli coi due artisti ti dicono proprio questo: che quando si trovano davanti alla tavola di legno l'ispirazione è legata al momento, non c'è premeditazione, c'è (forse, ma non sempre) un sentimento legato al vissuto che passa e si protrae al momento del fare artistico. È un po' come se in potenza sulla tavola fosse già presente tutto, l'artista ha solo il compito di tirarlo fuori (michelangiolesca memoria!).
I due hanno formazioni diverse, background differenti, soprattutto non vicini all'arte nel senso più canonico del termine, ma tutto questo non conta perché la passione per l'arte è un qualcosa che sta dentro, che cova finché non esplode e qualcuno la fa uscir fuori, in forme e modi differenti, ognuno seguendo la propria personalissima inclinazione.
L'amicizia che lega Fabrizio e Piero ad un certo punto porta ad un (ulteriore) punto d'incontro, la "matericità" (si passi il termine) dell'arte e da qui l'idea di creare "Officina Materica" che dà realmente l'idea di quello che i due fanno: il luogo dove creano sembra appunto una vera e propria officina, un laboratorio, in realtà (come capita a tanti artisti metropolitani contemporanei) un garage ritrasformato, con gli attrezzi del mestiere tutti a portata di mano e un gran caos in giro che dà il senso dell'impeto e impulso creativi!
Il gesto primitivo avviene sulla tavola nuda di legno (la materia prima) con uno scalpello ed è gesto puro, per cui anche questo lasciato all'improvvisazione, nonché al puro caso, pur (forse?) con una vaga idea iniziale di dove si voglia andare a parare (leggi: di cosa si voglia andare a rappresentare).
Molto di questo legno scheggiato è lasciato vivere col suo colore puro, originario, naturale; molto altro è invece dipinto colorato con pennellate di colori acrilici che hanno in sé la dote di fornire un effetto di intensa luminosità e poi, in base a quante pennellate e quanta quantità di colore viene steso, creano dei veri e propri strati di materia sul legno: materia viva su materia viva a tutto questo spesso si aggiunge, nei lavori di entrambi, l'utilizzo di un altro elemento naturale per eccellenza, la sabbia, che viene distesa distribuita spalmata con abbondanza o parsimonia, semplicemente a gusto dell'artista!
Il risultato di tutto questo lavorio è un'opera che devi guardare e contemplare muovendoti intorno ad essa, lasciandoti avvolgere, guardando gli strani effetti che le luci creano con le diverse materie, coi diversi accostamenti di colore&materia assieme, osservando le ombre che la corposità della pennellata o il grumo di sabbia o il semplice gesto istintuale della mano dell'artista hanno creato.
Ed è proprio questo gesto istintuale e casuale e primario colpisce e si trova (secondo chi scrive: felicemente) in contrasto col mondo tecnologico e meccanico attuale che poco lascia all'atto manuale e creativo dell'individuo!
di Maria Pia Comite (Ufficio Mostre Palazzo delle Esposizioni di Roma)
Santo Versace, Presidente Fondazione Operation Smile Italia Onlus
"L'incontro tra Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando con la Fondazione Operation Smile Italia Onlus di cui mi onoro di essere Presidente è stato casuale ma straordinario. L'opera "Il Sorriso dei Colori" donata alla Fondazione è un esempio del grande cuore e della sensibilità dei due artisti.L'arte materica si incontra con la solidarietà e dona sorrisi. Auguro a Officina Materica un grande successo presente e futuro."
Prof. Claudio Lepri
"L'officina materica di Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando è una location particolare, in simbiosi con l'attività artistica dei protagonisti. Si svolgono eventi culturali e mostre a cui partecipa un pubblico attento,preparato e coinvolto. Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando non elaborano un'arte mercenaria, bensí aprono una finestra sul mondo con opere concettuali, dense di significato, da interpretare. La loro tecnica è l'uso di legno multistrato con utilizzo di sabbia, resine e colori acrilici."Leggi tutta la recensione
"L'officina materica di Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando è una location particolare, in simbiosi con l'attività artistica dei protagonisti.
Si svolgono eventi culturali e mostre a cui partecipa un pubblico attento,preparato e coinvolto. Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando non elaborano un'arte mercenaria, bensí aprono una finestra sul mondo con opere concettuali, dense di significato, da interpretare.
La loro tecnica è l'uso di legno multistrato con utilizzo di sabbia, resine e colori acrilici.
Il processo di elaborazione è complesso, perchè cominciano a lavorare il legno a colpi di scalpello vibranti, ma al tempo stesso mirati a costruire una serie di incavi armonici, su cui sovrappongono resina e colori acrilici.
Dalla partenza al punto di arrivo il passo potrebbe sembrare breve, ma non è cosí, perchè il lavoro che porta al completamento dell'opera è il frutto di un pensiero che gradualmente forma la materia, per poi regalarci a opera compiuta quell'armonia che è anche forza del pensiero, forza dell'emozione.
Lavorare la materia ovvero tornare ai tempi antichi, e riconoscere ai due artisti,Di Nardo e Orlando, cosa significa percorrere il tempo e forse percorrerlo, in un anelito di evoluzione e contemporaneità.
Sono avanguardie artistiche di altissimo livello spessore ormai riconosciute a livello nazionale e internazionale.
I due artisti hanno partecipato alla Biennale di Architettura di Venezia nell'agosto 2010,hanno esposto a New York nel famosissimo locale "Cipriani", una ex banca dell'800 trasformata da anni in un lussuoso ristorante.
L'officina materica di Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando è un grande serbatoio di materiali da utilizzare, di idee in elaborazione o già in atto, dove pulsano emozioni e creatività.
Nel "Vernissage" del 2 aprile 2011 esponeva anche Fulvio Biancatelli, un artista di cui molto si è parlato per la sua innata capacità di realizzare assemblaggi della materia usando elementi di riciclaggio quali metalli, vetri frantumati, cristalli e fili di ferro attorcigliati.
Questi sono coesi su tela o altri supporti con il collante vinavil,che esercita con il passare del tempo un'azione chimica corrosiva che modifica i metalli.
I lavori di Fulvio Biancatelli, che richiamano alla memoria le antiche botteghe artigiane, sono stati ripresi dal fotografo Fabio Stassi, che denota grandissima abilità sia nel cogliere le espressioni del volto di Biancatelli intento al suo lavoro,sia nell'ottimizzare i cromatismi delle fotografie.
Grazie a Fabio Stassi e alle sue immagini fotografiche, ci rendiamo conto di come si formula e si prepara un'opera materica di Biancatelli, il momento della lavorazione di un vero artigiano che fa emergere ad arte le sue creazioni."
Si svolgono eventi culturali e mostre a cui partecipa un pubblico attento,preparato e coinvolto. Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando non elaborano un'arte mercenaria, bensí aprono una finestra sul mondo con opere concettuali, dense di significato, da interpretare.
La loro tecnica è l'uso di legno multistrato con utilizzo di sabbia, resine e colori acrilici.
Il processo di elaborazione è complesso, perchè cominciano a lavorare il legno a colpi di scalpello vibranti, ma al tempo stesso mirati a costruire una serie di incavi armonici, su cui sovrappongono resina e colori acrilici.
Dalla partenza al punto di arrivo il passo potrebbe sembrare breve, ma non è cosí, perchè il lavoro che porta al completamento dell'opera è il frutto di un pensiero che gradualmente forma la materia, per poi regalarci a opera compiuta quell'armonia che è anche forza del pensiero, forza dell'emozione.
Lavorare la materia ovvero tornare ai tempi antichi, e riconoscere ai due artisti,Di Nardo e Orlando, cosa significa percorrere il tempo e forse percorrerlo, in un anelito di evoluzione e contemporaneità.
Sono avanguardie artistiche di altissimo livello spessore ormai riconosciute a livello nazionale e internazionale.
I due artisti hanno partecipato alla Biennale di Architettura di Venezia nell'agosto 2010,hanno esposto a New York nel famosissimo locale "Cipriani", una ex banca dell'800 trasformata da anni in un lussuoso ristorante.
L'officina materica di Fabrizio Di Nardo e Piero Orlando è un grande serbatoio di materiali da utilizzare, di idee in elaborazione o già in atto, dove pulsano emozioni e creatività.
Nel "Vernissage" del 2 aprile 2011 esponeva anche Fulvio Biancatelli, un artista di cui molto si è parlato per la sua innata capacità di realizzare assemblaggi della materia usando elementi di riciclaggio quali metalli, vetri frantumati, cristalli e fili di ferro attorcigliati.
Questi sono coesi su tela o altri supporti con il collante vinavil,che esercita con il passare del tempo un'azione chimica corrosiva che modifica i metalli.
I lavori di Fulvio Biancatelli, che richiamano alla memoria le antiche botteghe artigiane, sono stati ripresi dal fotografo Fabio Stassi, che denota grandissima abilità sia nel cogliere le espressioni del volto di Biancatelli intento al suo lavoro,sia nell'ottimizzare i cromatismi delle fotografie.
Grazie a Fabio Stassi e alle sue immagini fotografiche, ci rendiamo conto di come si formula e si prepara un'opera materica di Biancatelli, il momento della lavorazione di un vero artigiano che fa emergere ad arte le sue creazioni."
a cura del Prof. Claudio Lepri
